È approdato al Senato il report realizzato a Taranto sull’impatto dello spettro autistico nei bambini. Uno studio realizzato nel 2020 e a luglio scorso pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, ora illustrato anche al Senato. A presentare i principali dati, due degli autori: la pediatra Annamaria Moschetti di Taranto e Luca Ronfani, direttore della struttura complessa di epidemiologia clinica e ricerca sui servizi sanitari presso l’Ircss Burlo Garofalo di Trieste.
Lo studio ha indagato il peso dei disturbi dello spettro autistico a Taranto e a Statte (comune confinante), classificati come aree ad alto rischio ambientale (Sin, ossia sito contaminato di interesse nazionale) rispetto agli altri 27 comuni della provincia. E attesta una maggiore incidenza delle patologie proprio nelle due città. La motivazione risiede nella vicinanza dell’area residenziale agli impianti ad alta emissione di inquinanti atmosferici – l’ex Ilva tra tutti – che secondo gli autori dello studio sono alla base dei dati, allarmanti, messi nero su bianco nella ricerca. In special modo quelli che riguardano l’impatto dello spettro autistico sui bambini tra i 6 e gli 11 anni.
Il campione coinvolto è di 344 bambini e adolescenti di età compresa tra i 6 e i 18 anni, su una popolazione di 70.325 della stessa fascia d’età. I dati hanno evidenziato una prevalenza statisticamente significativa dell’autismo a Taranto e Statte nei bambini compresi tra i 6 e 11 anni rispetto ai coetanei di altri comuni, con un rapporto di 9,58 contro i 6,66/1000 registrati negli altri comuni.
"Questo studio – spiegano i ricercatori – mostra che in un'area altamente inquinata la prevalenza di Asd (disturbo dello spettro autistico, ndr) era più alta rispetto agli altri comuni non inquinati della stessa provincia, soprattutto per i bambini di età compresa tra 6 e 11 anni. Questi dati – continuano – sono anche coerenti con quanto osservato in una delle coorti più studiate, come quella di Duisburg, in Germania, nel distretto della Ruhr. La “coorte di Duisburg” – aggiungono i ricercatori - è composta da bambini partoriti da 234 donne sane che sono state esposte durante la gravidanza agli inquinanti rilasciati nell’area industriale in cui vivevano, in cui è presente anche un’acciaieria a ciclo integrale.
Questo studio ha dimostrato la presenza di policlorodibenzo-p-diossine (Pcdd), policlorodibenzofurani (Pcdf) e policlorobifenili diossina-simili (Dl-Pcb) nel sangue delle madri durante il periodo di gravidanza, nonché la contaminazione del loro latte materno da parte di diossine. Lo studio dei bambini nati da quelle gravidanze ha evidenziato anomalie e danni neuroevolutivi, e in particolare tratti autistici diagnosticati all’età di 10 anni nei bambini".
I risultati dello studio su Taranto e Statte sono stati poi incrociati con altri studi, come quelli di biomonitoraggio condotti su capelli, urine, sangue e latte materno dei cittadini residenti a Taranto che hanno mostrato un quadro coerente di contaminazione diffusa da diossine e metalli pesanti. Difatti, nelle precedenti ricerche è stata attestata una differenza rilevante nella concentrazione di diossine nel latte materno delle donne residenti nelle città di Taranto e di Statte rispetto alle donne residenti nella provincia. Così da far dire agli studiosi, pur con le dovute cautele, che è "plausibile il ruolo degli inquinanti presenti nell'area di studio come responsabili della maggiore incidenza dell’Asd".
Pierfrancesco Albanese
Repubblica.it