Michele ha 15 anni, vive a Grosseto e si sente solo.  L’autismo lo ha isolato ma lui spiega: “Assomiglio a un delfino, per parlare con me devi imparare il mio linguaggio”. Il suo appello ha commosso l’Italia e lo ha liberato dalla gabbia di solitudine in cui malattia e indifferenza lo stavano imprigionando.

GROSSETO. Il corsivo s’alterna allo stampatello maiuscolo, con lettere cubitali talvolta impresse con la matita rossa. Le righe scritte a mano si mescolano poi a disegni di pattini verdi, nuotatori, scaffali ben ordinati e di un uomo che, annegando, stringe nel pugno un cartello con scritto “aiuto”.
«Assomiglio a un delfino, per parlare con me devi imparare il mio linguaggio». Si presenta così Michele nella sua lettera inviata al Tg5 per lanciare il suo messaggio. «Vorrei che qualcuno insegnasse ai ragazzi a comunicare con me», continua. Michele ha 15 anni, frequenta la terza media in una scuola a Grosseto ed è autistico. La sua difficoltà nel parlare normalmente la rovescia su quei fogli a righe, riuscendo così a mettere a fuoco i pensieri e a manifestarli attraverso un sincero mix di parole e colori.

«Ora sono io a chiedere aiuto», scrive Michele. E subito la sua città ha teso l’orecchio: la società sportiva Polisportiva Marina di Grosseto è pronta ad accoglierlo in qualunque corso preferisca. Pattinaggio, nuoto, tennis, calcio o quel che più gli piace: «Può andare dove più si diverte», dice il presidente Giovanni Basile, rimasto «colpito da quella lettera», spiega.

Il messaggio e tutto il significato della lettera, il 15enne li ha impressi nella chiusa del suo scritto: «l’autismo non è contagioso, l’indifferenza sì». I tratti della calligrafia appaiono infantili, come i disegni. Eppure la forza di questo ragazzo grossetano traspare chiara ad ogni riga: un ragionamento limpido, inattaccabile, che riporta la cronaca fedele di quanto sia dura convivere con la malattia.

Michele su quei fogli racconta della sua famiglia amorevole, della passione per la musica, della sua mania per l’ordine. «Da grande potrei lavorare in un supermercato e mettere la merce sugli scaffali», scrive, accostando alle parole il disegno colorato di uno scaffale ben curato. «Sono bravo a smontare gli oggetti – continua – datemi un cacciavite e non ve ne pentirete». Ma ha anche altre qualità che tiene a rimarcare. «Sono bravo a correre e saltare con le mie lunghe gambe: sono alto 1.82 e mi dicono che sono una pertica».

Il messaggio finale: “L’autismo non è contagioso, l’indifferenza sì”.

Sa quel che dice Michele: dentro di sé ha in ordine tutte le esperienze vissute, grandi o piccole che siano, e sa come attingerci. Anche quelle brutte, quelle che lo fanno sentire isolato dal resto del mondo che lo circonda. «Vorrei fare atletica ma nessuno mi vuole – continua – Non ho nessun amico con cui fare qualche tiro al pallone, ora sono io a chiedere aiuto». Michele ha inviato la sua vita in tre fogli di quadernone agli studi del Tg5, da tempo impegnato sul tema dell’autismo, sperando che possa fare da cassa di risonanza al suo appello.

«Vorrei che qualcuno insegnasse ai ragazzi a comunicare con me, vorrei amici per andare sullo skate e giocare a pallone, per imparare a chiacchierare, anche con un progetto a scuola, magari di alternanza scuola-lavoro”.

Il messaggio, con tutta la sua genuinità e richiesta d’aiuto, è arrivato in ogni angolo della città.

Alfredo Faetti, Taboola