Il progetto “La tecnologia fa breccia”, condotto dall’Associazione di volontariato Una breccia nel muro in collaborazione con Fondazione TIM e concluso a febbraio 2016 con il Convegno nazionale “Tecnologie per l’autismo”, continua a darci soddisfazioni. Marco Esposito interviene sul rapporto tra tecnologia e autismo.

Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di gruppi di ricerca in molti paesi e a livello internazionale stanno studiando la validità delle applicazioni software utilizzate in pedagogia speciale, ideate per migliorare la qualità di vita delle persone con disturbo dello spettro autistico. In quanto giochi didattici operanti su computer e smartphones, esse si pongono l’obiettivo di potenziare le abilità cognitive di bambini e adolescenti con autismo e di facilitare la loro comunicazione con gli adulti e con i pari. Recentemente sono stati sviluppati validi comunicatori simbolici touch-screen e serious games, cioè giochi adatti per varie fasce di età potenzialmente in grado di migliorare le competenze e le conoscenze dei “giocatori”.

Una domanda sorge spontanea, immediatamente: un semplice gioco può davvero promuovere un cambiamento significativo nelle persone che lo utilizzano?

La letteratura scientifica ha già fornito alcune risposte chiare su questo argomento, indicando diverse caratteristiche strutturali che il gioco deve avere per poter diventare un ausilio efficace per le persone che vivono una condizione di disabilità. Ne illustriamo qualcuna.

L’applicazione dovrà prevedere giochi che possano essere quanto più possibile personalizzabili; in altri termini, il giocatore deve poter scegliere il percorso da seguire e interagire in modo divertente con il supporto. Un tutor interno all’applicazione potrà mostrare gli obiettivi da perseguire attraverso il gioco. Potranno essere proposte realizzazioni con difficoltà gradualmente crescente. Infine, i progressi nel gioco dovranno essere visibili al giocatore e accumulati per premi conclusivi.

Sono stati ideati e resi disponibili dispositivi informatici in grado di portare miglioramenti in bambini e adolescenti con autismo, sia in campo didattico, sia relativamente alle aree cognitive, sia a sostegno di autonomie personali e competenze occupazionali. Sorprendenti sono le applicazioni che permettono ad alcuni ragazzi di svolgere in autonomia compiti semplici, come attraversare la strada, o complessi, come smistare le e-mail di un’azienda oppure archiviare documenti.

Parallelamente, accanto ai prodotti ideati per l’uso da parte di persone con autismo, viene proposto un numero crescente di dispositivi e programmi a sostegno del lavoro dello staff clinico, per la formazione professionale, per il parent training. Questi ultimi  partono dall’idea di fornire competenze agli adulti attraverso programmi di formazione a distanza e supervisioni in remoto in tempo reale. In particolare, sono state validate alcune metodologie di tele-riabilitazione che permettono di trasferire competenze importanti, come le strategie efficaci per poter interagire e comunicare con il proprio bambino.

Molti programmi e applicazioni sono scaricabili da piattaforme online, spesso gratuitamente; pochissimi, però, sono validati mediante uno studio scientifico, in grado di verificarne l’efficacia, specialmente in merito agli scopi che intendono perseguire. Se relativamente ad essi fossero raccolti dati sulle performances del bambino e della famiglia inclusa nel piano educativo, studi confermativi potrebbero essere condotti con facilità.

In effetti, una delle priorità dei programmi di educazione speciale resta quella di monitorare l’effetto delle azioni pedagogiche attuate, in modo da poter aggiornare i progetti riabilitativi e renderli via via più efficaci. In questo ambito, la possibilità di monitorare l’efficacia dei prodotti informatici sviluppati per le persone con autismo permetterebbe di costruire un corpus teorico e tecnico di conoscenze utile per aumentarne l’affidabilità e diffonderne l’utilizzo in contesti sociosanitari ed educativi.

Il progetto “La tecnologia fa breccia”, condotto dall’Associazione di volontariato Una breccia nel muro in collaborazione con Fondazione TIM e concluso a febbraio 2016 con il Convegno nazionale “Tecnologie per l’autismo”, continua per questo a darci soddisfazioni. Sul n. I-II del Journal of Special Education Technology, rivista sottoposta a referaggio internazionale, è stato pubblicato l’articolo “Using Tablet Applications for Children With Autism to Increase Their Cognitive and Social Skills” (Esposito et al., 2017) che analizza alcuni risultati ottenuti con i bambini autistici, attraverso l’uso di applicazioni software prodotte all’interno del progetto, relativamente a tre aree di sviluppo: attenzione, comprensione del linguaggio e imitazione di azioni con oggetti. I risultati sono stati particolarmente importanti. Il campione iniziale è stato suddiviso in modo randomizzato in due sottogruppi, sperimentale e di controllo. Al primo gruppo è stato offerto un training aggiuntivo mediante le applicazioni; esso ha mostrato un miglioramento significativo rispetto al gruppo di controllo nelle tre aree di sviluppo considerate, confermando la validità educativa dei supporti prodotti, realizzati specificamente per bambini con autismo a partire dall’esperienza clinica accumulata presso l’Associazione. L’Editor della rivista ci ha invitato a produrre altri contributi su ulteriori evidenze nell’utilizzo delle applicazioni per la possibile pubblicazione.

Marco Esposito, psicologo e supervisore dei piani educativi, Associazione di volontariato “Una breccia nel muro”