Dal primo gennaio 2016 la nostra associazione Una breccia nel muro ha ridisegnato la sua missione; contemporaneamente è divenuta operativa la cooperativa socio-sanitaria Una breccia nel muro – Servizi. Quali i motivi di questa evoluzione? Occorre tornare un poco indietro nel tempo.

Alla fine del 2009 la Fondazione Handicap: dopo di noi, nata qualche anno prima per iniziativa del Comune di Roma, iniziò a occuparsi dei bambini autistici, proponendo un trattamento comportamentale, ispirato essenzialmente all’Applied Behavior Analysis, ABA, una metodologia diffusa in tutti i paesi avanzati ma poco presente in Italia. L’attività era iniziata per la pressione di alcune famiglie. La domanda aumentò rapidamente e l’intervento si estese conseguentemente. Dalla sede della Fondazione a Borgo Pio, dove erano iniziati i trattamenti, il team si trasferì in un edificio dell’Opera don Calabria che venne ristarutturato e adeguato grazie al contributo finanziario della Fondazione Vodafone Italia. Furono reclutati altri terapisti e vennero formati teoricamente e attraverso tirocini impegnativi. Cominciò così a operare, a metà del 2010, il Centro Facciamo breccia di Roma. Per la carenza di altre strutture adeguate, il Centro attrasse un numero sempre maggiore di bambini provenienti, oltre che da Roma e dal Lazio, da Torino, Milano, Padova, Sanremo, Firenze, Perugia, Campobasso, Napoli, Cosenza e da altri comuni di Abruzzo, Campania, Calabria e Puglia.

Mentre l’attività assumeva rilievo nell’azione della Fondazione Handicap: dopo di noi, quest’ultima fu trasformata in Fondazione Roma solidale. I nuovi vertici ritennero che il trattamento dei bambini autistici non fosse più centrale e si apprestarono a chiudere il Centro Facciamo breccia. Davanti al pericolo concreto di sospendere i trattamenti ai bambini e di abbandonare a se stesse le famiglie, con un gruppo di persone di buona volontà fondammo, quindi, alla fine di ottobre del 2011, l’Associazione di volontariato Una breccia nel muro che subentrò nei trattamenti. Vennero molte altre famiglie, essenzialmente sulla base del “passaparola”. Alcune ci furono indirizzate dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, dal Policlinico Tor Vergata e da qualche ASL. Parecchie venivano dalle regioni meridionali. Per questo motivo, in partnership con il Comune di Salerno e l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, nel 2013 abbiamo apprestato un secondo Centro Facciamo breccia a Salerno, in un edificio scolastico dismesso, concesso in comodato d’uso. Ancora una volta fu essenziale il contributo di Fondazione Vodafone Italia e, inoltre, di Enel cuore e Fondazione BNL. In poco tempo il Centro è diventato un riferimento per l’intero Sud.

In tutti questi anni abbiamo cercato di svolgere le terapie con la qualità massima possibile. Le famiglie che si rivolgono a noi sono sempre di più e non riusciamo a soddisfare completamente la domanda, per carenza di terapisti capaci, formati alle tecniche comportamentali. Sono pochi quelli che riusciamo a selezionare tra i molti tirocinanti che frequentano i nostri Centri, provenienti dai corsi di psicologia, da corsi di laurea magistrali, dai master di I e di II livello.

Abbiamo passato momenti difficili, perché un’associazione di volontariato è fragile. Se vengono meno i sostegni esterni rischia di sfaldarsi. Sta qui, principalmente, il motivo dell’evoluzione attuale.

Abbiamo fatto da apripista: abbiamo effettivamente aperto una breccia; trattando i bambini dei quali ci siamo presi cura e sostenendo le loro famiglie, abbiamo svolto un ruolo di supplenza che riteniamo importante e ci viene riconosciuto; abbiamo reso conto dei risultati ottenuti alla comunità scientifica internazionale. Tuttavia, in assenza di flussi costanti di finanziamento, non saremmo in grado di offrire trattamenti semi-gratuiti, come era nei nostri auspici; abbiamo quindi deciso di riservare i trattamenti a una struttura più idonea, sotto il profilo giuridico, a competere con altre realtà analoghe. Per i bambini attualmente presso Breccia non cambierà nulla, ma il rapporto di prestazione diventerà più solido e per le famiglie, riteniamo, più tranquillizzante.

L’Associazione continuerà a operare in favore delle persone, e in particolare dei bambini fra i 18 mesi e i 12 anni, affetti da sindrome dello spettro autistico, lungo linee coerenti con la sua configurazione istituzionale. Continuerà a sostenere gratuitamente o semi-gratuitamente i trattamenti dei bambini di famiglie bisognose. Sosterrà ancora le famiglie attraverso la propria rete di volontari. Contribuirà a far crescere iniziative locali che propongano trattamenti evidence-based poiché la risposta, per una patologia così diffusa, non può che essere territoriale. Continuerà a svolgere progetti di avanguardia, chiedendone il finanziamento a fondazioni e partecipando ai bandi emessi da soggetti pubblici ed europei; collaborerà a progetti di altre associazioni con le quali sussista una coerenza di scopo; svolgerà attività di ricerca e di formazione; costruirà e renderà disponibile per le famiglie un’informazione di servizio sull’autismo riguardante l’offerta di presidi diagnostici affidabili, di centri di trattamento che operino secondo modalità riconosciute efficaci e di strutture alberghiere, sportive e luoghi di intrattenimento “ricettivi”; alimenterà forum dove possano convergere le valutazioni di persone autistiche, famiglie, operatori, ricercatori.

Si adopererà per fare rete; in primo luogo con le strutture che l’hanno affiancata in questi anni: L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, l’Università Federico II di Napoli, l’Università di Salerno, l’Associazione di volontariato Qui x voi, l’Associazione di volontariato Io sono speciale di Campobasso e, ovviamente, la Cooperativa socio-sanitaria Una breccia nel muro – Servizi.
Con questi intenti ci affacciamo, nella nuova veste, al 2016.