L’autismo e i disturbi generalizzati dello sviluppo (Dgs) – o disturbi dello spettro autistico – hanno natura neurobiologica ed esordiscono, di regola, nei primi anni di vita; sono caratterizzati clinicamente da compromissioni qualitative delle interazioni sociali e della comunicazione (il linguaggio può essere assente o usato in modo anomalo) da repertorio limitato, stereotipato e ripetitivo di interessi e di attività.

In molti casi si associa una disabilità intellettiva. Possono essere presenti problemi sensoriali, disarmonie motorie e comportamenti autolesionisti o aggressivi.

L’autismo e i Dgs sono disturbi frequenti: la prevalenza secondo statistiche conservative è circa il 7 per mille (un bambino ogni 150) ma stime più recenti arrivano all’1 per 100; sono più diffusi fra i maschi (3-4 volte rispetto alle femmine). Non sono rilevate differenze tra le diverse etnie e condizioni sociali.

Nell’ottobre 2011 è stata pubblicata dall’Istituto superiore di sanità la “Linea guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” che contiene informazioni derivanti da una analisi rigorosa degli studi scientifici disponibili, compiuta da esperti del settore.

Gli interventi psicoeducativi e abilitativi più efficaci sono:
• i programmi intensivi comportamentali;
• gli interventi mediati dai genitori, aiutati a interagire in modo adeguato con il bambino autistico in modo da favorirne lo sviluppo socio-comunicativo;
• gli interventi sulla comunicazione, basati prevalentemente sull’utilizzo di supporti visivi.

I programmi comportamentali sono tra gli interventi più studiati, con un numero rilevante di ricerche che ne hanno dimostrato l’efficacia su vari aspetti sintomatologici. L’intervento precoce e l’inclusione delle famiglie sono ritenuti determinanti per i risultati.

Alcuni farmaci si sono dimostrati efficaci per sintomi che talvolta si associano all’autismo: il risperidone per fronteggiare l’irritabilità, le condotte aggressive e l’autolesionismo; il metilfenidato per trattare l’iperattività.

Non ci sono ricerche sufficienti a dimostrare l’utilità delle diete che escludono caseina e glutine. Queste andrebbero introdotte soltanto se il bambino autistico soffre di allergie o intolleranze alimentari accertate e non per il trattamento dei sintomi autistici.

Alcuni interventi non sono raccomandati, in quanto non efficaci (e in alcuni casi nemmeno sicuri). Tra questi la comunicazione facilitata, l’auditory integration training e la terapia con ossigeno iperbarico; tra gli interventi farmacologici sono sconsigliati la chelazione e la secretina.